BIOGRAFIA

MOSTRE REALIZZATE

 

2010 - Galleria Pio Fedi (Firenze)

2011 - Pio De Bardi (Firenze)

2012 - Pio De Bardi (Firenze)

2013 - Dicomano (Firenze)

2014 - Bellinzona (Svizzera)

2015 - Brizzolari Rufina (Firenze)

2016 - Artigianato e Arte (Firenze)

2016 - Basilica San Lorenzo (Firenze)

2017 - Promart San Zaccaria (Venezia)

2017 - WikiArt (Bologna)

2017 - La Loggia (Firenze)

2017 - Contemporary Art Festival Pechino (Cina)

2017 - Luxembourg Art Prize (selezionato) (Bruxel)

2017 - PREMIO INTERNAZIONALE "NOVECENTO" DEDICATO A GATTUSO (Palermo)

2017 - Artigiani in Villa Borgo San Lorenzo (Firenze)

2017 - Stati d'Animo (Roma)

2017 - Art Parma (Parma)

2017 - Universi Invisibili (Roma)

2017 - Premio Levi, Palazzo Clerici (Milano)

16-28 Dicembre 2017 - Amore che tutto muove, Wikiarte (Bologna)

16-25 Gennaio 2018 - Physiognomic investigation (Londra)

17 Febbraio - 1 Marzo 2018 - ArtTime Artisti a Confronto (Udine)

8-14 Marzo 2018 - Berlin Art Contest (Berlino)

24 Marzo 2018 - Mostra Personale (Empoli)

 

PRESENTAZIONE

di Claudio Barbugli

 

I miei quardi sono il risultato dell'effetto liberatorio, emozionale ed istintivo senza regole e confini, com la libera gestualità dove l'espressione si manifesta e imprime sulle tele, con segni e colore dati dalla velocità, a crare libero da schemi in un grande formato, le fonti emozionali del momento, che ritrovi in forme e colori.

BREVE VIAGGIO NELLA STORIA DI UN PITTORE TOSCANO

di Renzo Del Lungo

 

Ho sempre pensato che un artista nato in Toscana non possa Fare a meno di trarre ispirazione dal paesaggio che lo circonda, dove bellezza vuol dire varietà; dall'andirivieni di cime e crinali ai profili delle colline, dagli interminabili filari di cipressi, all'ombra delle pinete in riva al mare, dalle tinte giallo-brune dell'autunno, ai verdi brillanti nei mesi primaverili, fino al rosso-violaceo dei vigneti. Senza dimenticare prati, boschi, fiumi e torrenti, attori protagonisti di uno spettacolo naturale che non può passare inosservato. Questo pensiero mi torna in mente mentre scrivo di Claudio Barbugli, dei suoi paesaggi imbevuti di toscanità. Persino oggi che il suo stile è cambiato, orientandosi sempre di più verso l'astrazione, la matrice naturalistica della sua pittura non è andata del tutto dispersa. Al contrario, mi sembra evidente che la natura, e quindi il paesaggio toscano a lui tanto caro, continui ad essere ancora oggi al centro dei suoi interessi. Solo che in questa fase del suo lavoro si lascia guidare da un'esigenza diversa, che lo porta a semplificare gli aspetti della composizione per dare maggiore spazio alle suggestioni dettate dal colore. In altre parole, potremmo dire che oggi Barbugli è più libero di esprimere se stesso attraverso la pittura, non dovendo più riprodurre la realtà così come appare, ma interpretarla alla luce della propria sensibilità. Questo significa che dietro un tramonto, un mare in tempesta, un riflesso di luce, Barbugli riesce a vedere le sue emozioni, i suoi stati d'animo, che proietta sulla tela servendosi unicamente del colore. Non ci sono né forme né dettagli riconoscibili nella sua pittura, ma solo un continuo fluire di tinte luminose e spesso contrastanti, una varietà di stesure che rendono il colore particolarmente dinamico. Anche la linea dell'orizzonte sembra sparire per lasciare spazio alla vitalità del colore, che cancella il confine tra cielo e terra, e quindi tra l'alto e il basso del dipinto, per creare una dimensione dove gli elementi naturali si fondono in un continuo movimento. Una pittura ricca di energia e di vitalità, dove tutto si trasforma incessantemente per effetto della luce e del colore. E' un modo nuovo, più personale, di ossservare la natura, cercando di accordare i propri sentimenti agli aspetti del paesaggio. Confrontando questi lavori con quelli realizzati in passato, si capisce quanto negli anni Barbugli abbia modificato non solo il suo stile, ma anche le ragioni stesse della sua pittura. Il presente lo vede impegnato, infatti, a spingersi oltre i limiti del visibile per avvicinare l'immagine dipinta alla propria verità interiore. Un intento che ha realizzato senza seguire l'indicazione di una scuola o di un movimento artistico, ma in maniera autonoma, spontanea, quasi istintiva, come se ad un certo punto del suo percorso avesse sentito l'esigenza di liberarsi dai vincoli della pittura tradizionale per iniziare un nuovo capitolo della sua storia. A mio giudizio, il risultato raggiunto merita di essere attentamente considerato ed apprezzato, essendo la riprova di come il talento, quando è sincero e autentico, possa fare a meno di regole imposte dall'esterno. E' l'artista stesso, in questo caso, a darsi delle regole, cercando di adeguarle alle sue intenzioni espressive e facendo si che tutto quanto rientra nello spazio dipinto sia lo specchio fedele della sua interiorità. Ecco perché la sua pittura è onesta, lontana dalle mode, capace, soprattutto, di parlare al cuore e alla mente di quanti sanno apprezzarla.

Paesaggi reali, visioni astratte

di Daniela Pronestì

 

Dopo un esordio avvenuto nel solco del paesaggismo toscano, la pittura di Claudio Barbugli è approdato in tempi recenti ad un'evidente quanto efficace sintesi espressiva. Lo confermano i dipinti dove si avverte il paesaggio da una rappresentazione realistica del dato naturale ad una sempre maggiore semplificazione dell'impianto compositivo, con esiti che sfiorano l'astrazione formale. Dissolto nel binomio luce-colore, il paesaggio è un'impronta appena riconoscibile nell'incessante turbinio di sensazioni; un'eco che si spegne nella continua alternanza di accenti cromatici. E' una diversa dimensione dello sguardo, non più ancorata ad un'idea della natura come spettacolo da contemplare, ma come luogo della mente, estensione dell'interiorità. Una svolta stilistica i cui effetti si ravvisano anzitutto nella scansione spaziale del dipinto; dalla struttura unitaria e centralizzata della rappresentazione prospettica si passa, infatti, ad una profondità illimitata e potenzialmente infinita. Si pensi, ad esempio, all'opera "Cielo in tempesta", dove il contrappunto di ritmi cromatici genera uno spazio molteplice e dinamico, così come in "Riflessi di luce" Ia caleidoscopica rifrazione degli elementi luministici, ripetuti e distribuiti su piani paralleli, indica una spazialità i cui equilibri dipendono dalla gestualità pittorica. Superato il vincolo del referente iconico, il nostro artista confida nella capacità evocativa del colore e nella possibilità di servirsene per aprire nuovi spiragli di senso, senza perdere tuttavia il contatto con il mondo. Un dettaglio, un fenomeno atmosferico, un bagliore; suggestioni naturalistiche che conservano un ruolo nel processo generativa dell’opera, ponendosi ancora oggi come principale spunto ispirativo. Ne sono riprova opere come "Mare tempestoso" e "Tramonto", dove, a dispetto di quanto enunciato dal titolo, i riferimenti paesaggistici lasciano posto ad una visione in bilico tra scenari riconoscibili e atmosfere indecifrabili. Non meno importante, il continuo dividersi e sovrapporsi delle stesure, che alternano masse d'ombra e trasparenze luminose, filamenti sottili e grovigli inestricabili, parvenze figurali e campiture astratte. E ancora, tracce, macchie, graffiture e spessori; frammenti di una scrittura cromatica che mette in scena sensazioni stridenti, stati d'animo mutevoli, umori ambivalenti. E lo fa privilegiando l'energia del gesto, il fervore dell'istinto, l'impeto trascinante del momento creativo. Un'urgenza espressiva che emancipa il colore dalla riproduzione illusionistica del reale; lo vediamo vestirsi di tinte brillanti, come i rossi infuocati del tramonto e i verdi luminosi della radura, oppure immergersi in profondità abissali, nel magma stesso della terra, per riaffiorare fra le onde nere di un mare in tempesta o le nuvole minacciose di un cielo apocalittico. Altre volte, invece, assume un andamento vorticoso (Movimento di colori), con ritmi ora lenti ora concitati, oppure disegna un tracciato di linee verticali (Pioggia di colori), oltre cui s'intravede una fonte luminosa. Variando la morfologia cromatica, e quindi le ragioni stesse della sua pittura, Barbugli è giunto ad un linguaggio rinnovato nella forma e nell'espressione. Oggi più che mai, lo accompagna la consapevolezza di non dover rappresentare altro se non l'emozione stessa del dipingere, l'incontro con la superficie bianca della tela quale occasione per conoscere se stessi, ancor prima che la realtà intorno.

Colore come emozione e sintesi

dl Roberta Fiorini

 

Il colore è assoluto protagonista nella pittura di Claudio Barbugli, in stesure dinamiche, istintuali, che esaltano vibrazioni di luce per immagini nelle quali la materia prevarica sulla forma. Eppure il suo modus operandi non può dirsi informale giacché non rinuncia ad eleggere la natura quale suo referente privilegiato; ce ne restituisce la suggestione, mai il ritratto o la descrizione, così nel marcare linee d'orizzonte tra cieli infuocati e mari inquieti, nel tradurre un campo di papaveri o un cespuglio di rose in una pioggia di rossi pulsanti in campiture o trame di verdi. La sua pittoricità procede libera da remore e lacci stilistici stabilendo un intrigante e suasivo equilibrio tra impulso emozionale e sintesi espressiva tanto che anche opere più dichiaratamente astratte, come “Movimento di colori” o “Stati d'animo", piuttosto che “Riflessi di luce” o “Tramonto”, ci invitano a percepire uno spazio fisico, non solo mentale, grazie alla forza evocativa che l’autore attribuisce al ritmico frasario tra bagliori accesi e ombre profonde. Come in un Haiku, del poeta giapponese Issa, che recita “Il giorno irrompe - il colore del cielo si cambia d'abito”, così Barbugli lascia trasparire una concezione fenomenica della natura e se ne fa interprete attraverso un linguaggio pittorico che nel minimo figurale cerca la pienezza narrativa.

 
 
 
 

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© 2017 Claudio Barbugli